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Recensione "Speak to the bones" - SONOFMARKETING

Dei Siciliani Gentless3 (Carlo Natoli, Sergio Occhipinti, Sebastiano Cataudo) vi avevamo parlato l'anno scorso in occasione dell'entusiasmante debutto con I've buried your shoes by the garden. Il 2012 vede il loro ritono con il secondo album intitolato Speak to the Bones. Dietro il nuovo lavoro c'è Viceversa Records (che ha in scuderia artisti di alto livello come Dead Cat in a Bag e Hugo Race) e la produzione artistica di Joe Lally (Fugazi). Ma vi è anche lo zampino de L'Arsenale (Federazione Siciliana delle Arti e della Musica): alcuni componenti hanno contribuito alla realizzazione del disco e tra questi ha contribuito alla supervisione Cesare Basile.
Cosa tengono a mani strette e cosa lasciano rispetto al precedente lavoro? Rimane quella capacità innata di creare atmosfere cupe e penetranti senza risultare stucchevoli o eccessivamente drammatici. Tutto è misurato senza scalfire la forza emotiva. Si può notare un maggiore senso cantautorale, un intimismo accentuato che si riflette un amplificato minimalismo di alcuni pezzi nei quali la sola voce fa vibrare l'anima e la musica dà il colpo di grazia. Ma non mancano i pezzi un po' più corposi, riflesso di un rock raffinato e controllato e che esprimono ugualmente il senso di angustia e il dissidio: e questo avviene ad esempio nella traccia iniziale “Speak to My Bones”. Nella successiva “Letters from a new Form” La grazia della voce di Carlo Natoli si intreccia con quella del banjo a cui lentamente si accavalleranno gli altri strumenti che non risulteranno mai invadenti. Tutto calibrato e al posto giusto. Dopo i colpi di batteria secchi e tenebrosi della breve “March”, c'è la splendida “V for Vittoria” che ricorda molto il malinconico romanticismo dei Giardini di Mirò. Da segnalare l'ottima cura dell'aspetto vocale e il leggero inasprimento del suono nella parte finale del pezzo. Fra i brani più riusciti dell'album.
Il modo naturale con cui si inserisce l'elettronica nella loro musica si può sentire in “Another Ghost World”, emozionante ballata con il pianoforte protagonista. Quest'ultimo è presente anche nell'intro della successiva “Destination Unknown”, che cresce lentamente e prende corpo con leggere connotazioni psichedeliche. Questo aspetto lo ritroviamo in maniera più marcata in “A New Spell”, nella quale spicca la notevole interpretazione vocale di Carlo Natoli. “Jellyfish” rappresenta una (bella) anomalia rispetto a quanto sentito: la voce sussurrata dell'ospite Luca Andriolo (Dead cat in a Bag), così come il sottofondo musicale molto teso e che accumula distorsioni con il passare dei secondi. “My Father Moved Through Dooms Of Love” è caratterizzata da una tensione meno tetra con leggerissime distorsioni e quasi impalpabili incursioni elettroniche che che fanno parte della crescita ritmica del brano, nel quale all'inizio emerge un minimalismo strumentale che mette ancora una volta in risalto l'aspetto vocale.

Nuove vette di intimismo vengono toccate nella sublime mestizia di “Ellis Island (A Ghost Song For Elliott Smith)”; l'intreccio fra elettronica e strumentazione classica è riproposta in maniera impeccabile nella (quasi) strumentale “Cardgame”, con la vocalità accennata solo nel finale. Conclusione affidata a “Saved” che con la sua solennità mette il sigillo a questo secondo lavoro dei Gentless3.
Le trame acustiche più raffinate ed elaborate , le lievi ma efficaci incursioni elettroniche e la scia che svanisce lentamente (o meglio è piacevolmente addomesticata) di quelle tendenze post-rock che emergevano nel primo lavoro: tutto questo è Speak to the Bones, che già nel titolo esprime poeticità e decadenza, tratti distintivi dello stile dei Gentless3 che dimostrano per la seconda volta il loro importante valore artistico.

Nicola Orlandino
Voto: 7,3/10

Rubrica SHIT or YEAH - Impatto Sonoro

Come spesso capita a chi gestisce una webzine o una rivista musicale, l’amore per un album può nascere prima ancora della sua effettiva pubblicazione. E’ ciò che è accaduto nel caso di Speak to my bones dei Gentless3. Fornitoci privatamente da un’altra webzine, è rimasto incastrato nei nostri cuori da circa un mese.

Recensione "Speak to the bones" - Clap Bands Magazine

“Speak To The Bones”, secondo lavoro dei Gentless3 (Carlo Natoli, Sergio Occhipinti e Sebastiano Cataudo), in uscita il 23 novembre per “Viceversa Records / Audioglobe“ è uno dei migliori album ascoltati ultimamente.

Un lavoro ispirato, seducente, che conferma la vena folk dei Gentless3 ma soprattutto un grande songwriting e una band tra le migliori in circolazione. Un ulteriore passo avanti, forse un bel balzo, con questo nuovo disco. Maggiore maturità, nuove contaminazioni e nuovi sentimenti, o forse un diverso modo di esternarli. E cosí se il primo riuscitissimo lavoro, “I've buried your shoes down by the garden”, poteva risultare alla lunga ripetitivo, ascoltato tutto d'un fiato, questo album scivola liscio e coinvolgente, vario e pieno dall'inizio alla fine (e sono pochi, almeno per me, gli album che riescono a farlo).

“Speak To The Bones” sa di America, quella profonda, di quel folk un po’ dimenticato; sa di polvere, di malinconia e romanticismo; sa di condivisione; sa di Matt Elliot e Bonnie Prince Billy, a tratti di Codeine; sa di ingiallito e di suoni autentici, sa di alcol e di stanze fumose. E sono i suoni l’altro elemento che spicca. I Gentless sembra si siano lasciati andare al flusso che solo la musica sa creare, e così il nuovo album è pieno di suoni e di coralità (partecipano al disco, tra gli altri: Francesco Cantone di Twig Infection/Tellaro/Colapesce e Lorenzo Azzaro e Cesare Basile).

Prodotto da Joe Lally (Fugazi), l’album è stato registrato in parte al Teatro Coppola occupato di Catania. E anche questo elemento probabilmente ha contribuito fortemente a quell’idea che il disco dà, di teatro, di rappresentazione, di immagini e diapositive, che pezzi come “Destinations Unknown” riescono a creare e trasmettere.

Un prodotto tutto siciliano, una band tutta siciliana che riesce con naturalezza a superare i confini geografici e catapultarci in altre realtà con le dodici tracce di “Speak To The Bones”.

Recensione "Speak to the bones" - Stordisco

Spesso mancano le parole, quando la musica è talmente intensa da trascinarti in una sorta di vortice afasico, quando tutto sembra fermare i battiti cardiaci e ti lasci andare alla potenza delle cantilene. Tra rintocchi accorati di piano, banjo, mandola, sorde batterie e folk rock isolano, la fortuna ragusana chiamata Gentless3 imbarca su una nuova, seconda avventura iniziata quest'estate al Teatro Coppola di Catania. Complici amici musicisti di altissimo livello come Francesco Cantone (ex Twig Infection, Tellaro, Colapesce) nonchè Joe Lally, storico bassista dei Fugazi e membri irrinunciabili dell'Arsenale, come l'illustreCesare Basile. Già dall'artwork baudelairiano da spleen, si può intuire tutta la magnificenza di questo capolavoro, sicuramente più variegato e interessante del precedente e tuttavia seminale I've Buried Your Shoes Down By The Garden; il modulato dismesso ma sempre romantico di Carlo Natoli permea 12 serenate che forse dire toccanti è poco, accompagnato a lunghe riprese dalle backing vocals diSebastiano Cataudo e Sergio Occhipinti. Ed è subito facile perdersi dentro aure talmente intimistiche che quasi si stenta a credere possano uscire dalle sole mani di un trio, che si lascia pure andare alla forma parlata e agli strumentali, presenti in "Jellyfish", "March e Another Ghost World", mentre fanno la loro comparsa anche "Letters From A New Form"  e "My Father Moved Through Dooms Of  Love", ballate folk atipiche dall'intro lenta che però presto ascende a una maggior potenza, avvinghiandosi dentro spirali di irresistibile post-rock. Ma poi sbattiamo contro una parete di lirismo tradizionale che ci fa pensare che forse il Medioevo non se n'è mai andato; vedi "V For Vittoria e A New Spell", quest'ultima insieme a "Saved" tra le più incisive e sentimentali dell'album. Subentra, senza troppo farsi attendere, la dolcissima "Destination Unknown", coronata da un trittico di mandolino, piano e distorsione elettrica. "Cardgame", a sua volta, è eterea e corale, nell'intento stilistico di questo lavoro che vuole dotarsi di tutti gli strumenti a disposizione della musicalità, in particolar modo dell'estrema duttilità della voce. La vera sorpresa è però senza dubbio rappresentata da "Ellis Island", una ghost track appositamente  dedicata a uno degli ultimi padri spirituali del folk-songwriting americano, Elliott Smith. Inutile quindi nascondere il manifesto apprezzamento che Carlo provi per scene alternative a Boston, Louisville, Portland, e tutte quelle piccole "shiny towns" che hanno sfornato band di rara bellezza compositiva quali Codeine, Slint, June Of 44, Don Caballero, Karate, Come. Da esse, i Gentless3 sanno mutuare le chiare idee math-rock del gusto per la ritmica convulsa, disomogenea, e tuttavia polarizzarle nell'universo ibleo di una Sicilia che può anche fregiarsi dei suoi vessilli da terra bruciata, ma certo non artisticamente arida.
E allora, sussurri e fughe sgangherate di lamenti attivi invitano a non dire altro su questo incredibile compendio melodico, il quale con ogni probabilità, sarà il compagno perfetto nelle fredde sere d'inverno.

Voto: ◆◆◆◆◇
Label: Viceversa/Audioglobe